di Gastone Giulietti
Vincenzo Paverani, calzolaio storico del quartiere San Leonardo, ha chiuso bottega dopo settant'anni trascorsi tra deschetto, bisegolo, martello, chiodi e pinze. È proprio il caso di dire che Paverani, 87 anni, ha «fatto camminare» intere generazioni di parmigiani, iniziando la professione nel 1940 in un negozietto di via San Leonardo, per poi trasferirsi in via Cagliari nel 1963, dove ha lavorato fino a qualche giorno fa.
Uomo di cultura e profondo conoscitore della storia di Parma, ha sempre dedicato il proprio tempo libero a collezionare tutto quanto ritiene importante e non solo «cimeli» della città natale. La passione per il collezionismo nacque nel 1943 quando, prigioniero in Germania, riuscì a mettere assieme duecento bottoni delle divise dei Paesi belligeranti. In quel periodo, nonostante la prigionia, era stimato dai commilitoni e dagli ufficiali tedeschi proprio per la sua professione. Nel settembre di due anni dopo ebbe l’ordine di liberare il campo con l’obbligo di rinunciare al superfluo per meglio affrontare il viaggio verso il Brennero e verso Verona, aiutato dagli americani. E la prima collezione gli è rimasta solo nella mente.
Rientrato in patria, Vincenzo Paverani riprese caparbiamente la raccolta di oggetti d’ogni genere, con particolare attenzione a quadri di papi, ai quali si sono aggiunti centinaia di santini e alcuni editti di Maria Luigia che, assieme a vasi di ceramica, a chiavi del '600 e '700 e altri oggetti, formano nel suo negozio una particolare e insolita coreografia. Fra le piccoli immagini sacre lo storico calzolaio predilige quella di una santo quasi sconosciuto: Sant'Espedito, centurione romano che presto si convertì al Cristianesimo. Alla richiesta delle ragioni dei tanti oggetti legati alla Chiesa, Vincenzo Paverani risponde che ciò è dovuto al grande rispetto verso la religione.
Chierichetto da bambino, nella chiesa di Moletolo, borgo natìo, ha servito messa per tanti anni, immancabilmente a ogni festa comandata disapprovando, però, la moderna liturgia, autodefinendosi «cattolico tradizionalista». Come dire che al suono delle chitarre che, a volte, accompagnano le funzioni religiose, preferisce i canti gregoriani e la celebrazione della messa in latino.
«Sono stanco, mi ritiro - conclude Vincenzo - anche perché le tasse hanno il sopravvento sul guadagno!». Eppure la nostalgia lo riporta saltuariamente nel negozio di via Cagliari, non foss’altro per incontrare gli amici dei tempi andati e tornare con la memoria ai tanti aneddoti che hanno costellato l’esistenza del «mastro-calzolaio» che ama ricordare il paio di scarpe bianche preparate - assieme al cugino anch'egli «calsolär» - per un papa, al quale la ha inviate, salvo poi scoprire che i papi indossano solo scarpe rosse.