Casaltone: dopo l'incendio cresce la paura. E anche la notizia resta senza commenti
Bocche cucite. I pochi che sanno preferiscono rimanere nell'anonimato, perché, dicono, «chi ha dato fuoco al capannone non ha paura di niente». Il giorno dopo, in via Bertoluzzi, resta il solito «deserto» di sempre: in strada non c'è nessuno, e le poche auto che arrivano si infilano in fretta dentro i cancelli dei capannoni. Anche la puzza dell'incendio è quasi scomparsa del tutto. L'odore acre di bruciato aleggia soltanto nell'aria attorno al capannone distrutto.
(...) «Quelli che hanno appiccato l'incendio e sequestrato il custode - dice un anonimo - sembrano persone che non si fermano davanti a nulla. Ora abbiamo paura».
Ma perché dare alle fiamme merce sequestrata? E poi, cosa hanno portato via i malviventi prima di appiccare l'incendio? Cosa c'era di tanto importante da far sparire prima di distruggere tutto il resto? Chi ha sequestrato il custode? Su quanto accaduto i carabinieri di Parma, i militari di Sorbolo e la questura mantengono il più stretto riserbo. P. D.
L'articolo completo è sulla Gazzetta di Parma 20-3